BEETHOVEN E PROKOF´EV - FILARMONICA TRENTO 17/04/0214/01/05 15:10 || by Francesco Pisanu1 Arte musica spettacolo Segnaliamo volentieri il concerto della violoncellista Barbara Bertoldi nell´ambito della rassegna "Invito all´ascolto" della stagione della Societa Filarmonica. Trentina, appartenente a una famiglia di musicisti, Barbara è dotata di una spiccata personalità interpretativa, modellata da un vigoroso approccio con lo strumento che la rende estremamente diretta e comunicativa nelle sue performance. E´ accompagnata dalla pianista Renata Sacchi in un concerto che ci piace, al di là dell´aspetto tecnico musicale impegnativo, per la sua ... incoerenza. I due autori rappresentati infatti, Beethoven e Prokof´ev, costituiscono una vera antitesi, soprattutto se entriamo nella fattispecie delle opere in programma: la sonata op. 69 di Beethoven appartiene all´epoca che nel numero scorso di QT definimmo "eroica". E´ il momento dell´infatuazione del giovane Beethoven per il titano della libertà, Napoleone, o chi per lui. In quel ribollimento politico e intellettuale che era l´Europa dei primi dell´Ottocento la parola d´ordine per gli artisti di avanguardia era rompere col passato, con i minuetti e le brioches di Maria Antonietta. Il desiderio di liberazione percorreva le menti, gonfiava le arterie, armava le braccia di molti esseri pensanti e Beethoven trasfondeva questa tensione rigenerante della società in una musica tutta nuova. Così, anche se nella sonata in questione permangono ancora stilemi di Mozart e Haydn, quegli stilemi non hanno più lo stesso sapore azimo, stravolti da un contesto armonico mai esplorato prima, da un´incisività melodica traboccante di individualità. Ma soprattutto c´è in tutto Beethoven un´intenzione nuova e liberatoria di fare musica: musica-evento, fatta per colpire, scuotere, stupire. Musica che non ripudia le vecchie forme ma semplicemente le usa per sovvertirle. Un gioco che da allora ha continuato a solleticare i musicisti, fino ai giorni nostri. E allora arriviamo a Prokof´ev, grande innovatore nei primi anni della sua carriera, alla pari di Bartok, creatore di un uso percussivo, ritmico e tagliente degli strumenti dell´orchestra e specialmente del pianoforte. Anche lui un eroe della libertà? Fu un´epopea di breve durata. Con l´arrivo di Stalin al potere e il controllo di Zdanov sulla cultura sovietica: addio arditezze! Prokof´ev, come Shostakovich, come altri intellettuali dell´impero proletario, abiura dalla concezione di arte libera per incanalarsi nell´estetica di regime. Ci sono un´economia, un´architettura, una pittura, una letteratura socialista... Tutte le attività umane devono convergere in un supremo disegno didascalico per le masse. La musica in questo mare piatto assume le fattezze di uno strano neoclassicismo con venature folk che negli anni dell’affermazione dell´ideologia stalinista (epoca della sonata per violoncello in programma) si configura in un vero e proprio stile educato, edulcorato, rassicurante, quasi tonale... Prokof´ev, che non era cuor di leone, si adegua alla nuova estetica; tuttavia riesce a rigenerare da quel ciarpame un linguaggio proprio, non conformista ma, in fondo, geniale. Quasi un re Mida che abbia saputo trasformare il trash, per non dire altro, in qualcosa di più nobile. La sua vicenda somiglia un po´ a quella di Bulgakov, anche lui costretto a rimestare nei pentoloni di sbobba del regime, riuscendo però a non cascarvici dentro. C’è chi dice che in fondo l’addomesticamento della cultura di stato abbia giovato a Prokof’ev, imponendogli di correre su un filo su cui fare le sue evoluzioni. E questo può darsi: alcuni danno il meglio di sé quando sanno che c’è qualcuno col frustino che li controlla. Di una cosa ci sentiamo sicuri: con Beethoven il giochetto sado-maso non avrebbe funzionato. |
||
HOME |