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CHI DI MORTADELLA FERISCE...

30/11/06 00:24 || by Francesco Pisanu

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Amori illusioni delusioni

Qualche giorno fa c´era lo sciopero dei giornalisti. Quando questo accade ci sono 2 possibilità (specie se sei in viaggio di affari): 1. ricercare emozioni dialogando con te stesso; 2. comprare un giornale scritto da crumiri. Spesso mi rivolgo al monologo interiore (punto 1) ma l´ultima volta ho ceduto al richiamo sirenico di Libero. Sono contento di averlo fatto perchè non lo avevo mai letto prima e, nel suo genere, non è male. Però ho provato un certo fastidio quando mi sono reso conto che nel giornale il nome "Prodi" non compariva mai. Al suo posto si usava pedissequamente l´espressione "il mortadella". Ora io posso capire: Prodi può non stare simpatico. Può far impensierire la sua politica economica conciliare che ecumenizza post-comunisti e liberisti. Può disturbare la poco disinvolta grinta che ha messo su per darsi più autorevolezza. E poi a raccontare barzellette è una frana... Però, Dio santo, è il nostro capo del governo. Come si fa a chiamarlo sempre "il mortadella"? Il mio sdegno istituzionale si è placato quando ho capito che l´epiteto "mortadella" lungi dall´essere spregiativo, contiene qualcosa di realmente bello, sublime, appagante... A ricondurmi sulla via di Damasco è la lettura di uno scritto gastronomico del geniale outsider del minimalismo culinario italico [Beppe Traversa], che non posso fare a meno di mettere in evidenza in calce al presente editoriale. La sua è una magistrale apologia suffragata dalla descrizione di irresistibili richiami sensoriali. La canonizzazione della mortadella, posta in opera dal Traversa, spunta le armi ai redattori di Libero. Feltri, Veneziani, Brunetta... trovatevi un altro salume tra i tanti disponibili in terra emiliana per dipingere l´icona di Prodi. (A meno che non vogliate fargli un complimento). Magari lo zampone?

IL PANINO CON LA MORTADELLA Preparazione. Innanzitutto è strettamente necessario che il panino sia uno zoccoletto, meglio se ancora caldo di forno. Chi insiste nell’utilizzo della mantovana non ha mai ottenuto risultati degni di attenzione. Da evitare categoricamente la cioppa perché quella va bene, solo da rafferma, nel brodo caldo o per le anatre del laghetto. Altra raccomandazione: non fatevi prendere dall’euforia iniziando le operazioni che seguono ricavandovi un angolino sul tavolo della cucina ancora ingombro di borse della spesa. Il panino con la mortadella richiede non solo tempo, ma anche spazio. Quindi, sgombrate bene il tavolo e procedete al taglio del panino (in senso orizzontale, mi raccomando). Adagiate le due metà di panino sul tavolo facendo bene attenzione che la mollica sia rivolta verso l’alto e la crosta verso il basso (in caso di errore dovreste ripetere tutte le operazioni successive!). Non dimenticate che il panino con la mortadella va assaporato già in fase di preparazione. I succhi gastrici che si sprigionano in questa fase sono il miglior aperitivo per accogliere ciò che sarà presto pronto da gustare. Si dice che, nel 1901, il fisiologo russo Ivan Petrovich Pavlov individuò il fenomeno detto secrezione psichica (da cui la scoperta dei riflessi condizionati) proprio durante la preparazione di questa pietanza di cui egli, come la sua cagnetta Laika, era ghiotto estimatore. A questo punto aprite il cartoccio della mortadella che avrete avuto cura di ordinare “tagliata fina”. Cominciate ad estrarre la prima fetta, quella più in alto, perché se partite da quelle sotto non ne venite più fuori (ed allora è meglio che andiate al McDonald e lasciate perdere lo slow food). Sollevate la fetta ed osservatela in controluce. Se vedete i pistacchi e vi piacciono… lasciateli. Se non vi piacciono… levateli. Ma se invece non li vedete e vi piacciono… allora sarà il caso che la prossima volta vi spieghiate meglio col salumiere. La mortadella va adagiata sul pane con un movimento ondulatorio del polso che però già parte dalla spalla (come se suonaste l’arpa) al fine di ottenere una plissettatura la cui funzione è importantissima. Infatti, grazie a questo ondeggiamento, le sacche interfettali fungeranno da soffioni che in fase di morsicatura sprigioneranno effluvi di mortadella a trecentosessanta gradi, per la vostra gioia e l’altrui invidia. Tre fette possono bastare. Quattro è il numero perfetto. Cinque… la mortadella inizia a prevalere troppo sullo zoccoletto. Richiudete il panino e… buon appetito. Unica variante accettabile a questa ricetta è l’introduzione del peperoncino sott’aceto. Tutto il resto sarebbe un crimine. Beppe Traversa

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