CINA, IRONIA E SAMBETTE06/04/05 22:29 || by Francesco Pisanu1 Rai-tv Mediaset La7 ecc. Sabato 19 marzo l´Infedele di Gad Lerner ci ha proposto una discussione sulla Cina. L´atmosfera generale era gaia e sbarazzina, intrisa di sorrisi e sicurezze liberal. Un servizio in particolare sosteneva, sul ritmo di una vivace sambetta, che il problema non è la Cina, ma siamo noi occidentali che non accettiamo di integrarci, non intendiamo cambiare sistemi di produzione eccetera... E poi giù a sfottere quanti esprimono preoccupazioni: "ma via, il pericolo giallo non esiste. Piuttosto facciamoci furbi e impariamo a penetrare noi nel loro mercato, come già qualcuno sta facendo...". Prevaleva un certo pensiero ameno, distaccato e sdrammatizzante, un pensiero comodo perchè bypassa alcune fastidiose questioni: 1. i nostri furbi che riescono a fare gli affari con la Cina sono quelli che grazie a joint-venture mettono i loro marchi su oggetti prodotti là: il loro portafoglio cresce, il numero dei nostri occupati diminuisce; 2. dazi e quote sulle importazioni agricole sono il pilastro dell´Unione Europea e producono effetti deleteri sui paesi del terzo e quarto mondo che non possono venderci i loro prodotti. L´ipocrisia europea è vigliacca e micidiale: contribuiamo alla miseria dei poveracci di Africa e America latina tenendo chiuse le frontiere, mentre liberalizziamo i commerci con la potente Cina; 3. le sambette e i toni ironici andrebbero evitati quando si parla di un paese che sviluppa una dittatura implacabile su un miliardo e mezzo di anime: lì per farti fucilare non è necessario essere serial killer, ti basta dire: "Ragazzi, che ne dite se la piantiamo di rompere i coglioni al Tibet?" e sei morto. |
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