PARIGI E LE BRIOCHES DI MARIA ANTONIETTA10/11/05 01:39 || by Francesco Pisanu1 Tristezze politiche internazionali Tante cose si possono dire (e si continuano a dire) sugli incidenti nelle banlieu di Parigi. Sta di fatto che le violenze metropolitane, con auto incendiate e aggressioni gratuite, costituiscono un leitmotiv nelle grandi città occidentali. Ma ciò che rende particolarmente eclatante il fenomeno attuale è il suo insorgere così corale, spontaneo e organizzato allo stesso tempo. Da un pretesto, per quanto tragico, è montata d´un lampo una protesta che covava sotto la brace chissà da quanti anni; un po´ come ai tempi di Maria Antonietta, 2 secoli fa, più o meno a qualche chilometro di distanza. Tante cose si possono dire, io ne dico 2: 1. Continuare a far finta di niente lasciando che ondate migratorie sovrappopolino le periferie degradate è una politica non solo fedifraga ma criminale. Il "lassair faire" nell´autoconfigurazione di quartieri-ghetto, giustificato dall´esigenza economica di disporre di forza lavoro (all´occorrenza e sottopagata), coltivato nella speranza che l´uomo sia domabile come un pastore tedesco... si mostra in tutta la sua ipocrisia. Se il popolo agiato e pasciuto dell´Europa si è stancato di lavorare e perciò, per mantenere il suo status produttivo, ha deciso di delegare ad altri il compito di tirare il carro deve accettare il fatto che non può più pretendere di comandare, di dettare regole, di interpretare la parte del ricco signore che si bea dell´opera altrui. Sono terminati i tempi del colonialismo. 2. Le popolazioni del terzo e quarto mondo emigrano nei nostri paesi occidentali perchè noi siamo ricchi e loro no. La disparità non si attenua ma aumenta (nonostante le tante balle che raccontano governanti, papi e cantanti) perchè noi non esportiamo le nostre tecnologie e non importiamo i loro prodotti. Noi dichiariamo solennemente l´uguaglianza di popoli e razze, però quando si tratta di comprare il loro vino, la loro carne, il loro olio d´oliva... ma chè scherziamo? è meglio il nostro vino, la nostra carne il nostro olio... quando ci sono in ballo gli interessi diventiamo subito razzisti verso l´uva, le vacche e gli olivi che crescono fuori di casa nostra. Così, grazie alla nostra politica economica protezionistica, perchè alla fin fine di questo si tratta, portata avanti a spada tratta dalla divina UE, impediamo alle economie dei paesi poveri di svilupparsi e richiamiamo frotte di immigrati disperati per rimpinguare la nostra forza lavoro sempre più latitante. Crediamo poi di cavarcela alla grande mettendoli tutti a dormire belli ammucchiati nelle banlieu, sradicati dalla loro cultura e senza prospettive, sperando che se ne stiano buoni buoni, come si fa con le mucche nelle stalle. Infatti... |
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