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VITA DURA PER I FESTIVAL NON ALLINEATI

14/01/05 15:22 || by Francesco Pisanu

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Arte musica spettacolo

Qualche giorno fa abbiamo assistito (ma non resistito a lungo) ad un concerto di Itinerari Jazz, manifestazione rigorosamente di elite, in cui 3 maturi signori blasonati, Carter – Barron - Cobham, un tempo musicisti ora cariatidi, proponevano una broda stantia, non preparata e banale. Capita non di rado che jazzisti, specialmente americani, ormai musicalmente cadaveri, siano convocati dagli organizzatori dell´Europa credulona a fare marchette (come si dice in gergo), pagate mica male. In quella circostanza l´auditorium era comunque pieno e la performance ha avuto buona eco sulla stampa (ma perché in certe occasioni i critici musicali sono così buoni?). Al contrario, si è svolta a Lavis una rassegna Jazz assai meno eclatante, ricca e prestigiosa, però più coraggiosa, estranea agli schemi collaudati e rassicuranti dei soliti organizzatori che per non rischiare puntano sempre sulle elite e a volte si fanno bidonare. Questo mini-festival che si è tenuto tra il 10 e il 18 aprile, intitolato JAZZNDOVE, che presentava giovani musicisti locali e di rilievo nazionale, non ha avuto ripercussioni trionfali. Eppure (non voglio parlare della serata a cui ha partecipato il gruppo dei Jazzprint di cui faccio parte) si è respirata un´aria di novità e di vitalità e le proposte di giovani talenti in cartellone non sono mancate. Abbiamo ascoltato volentieri il concerto di giovedì 11 aprile in cui Michele Francesconi al piano e Ivan Valentini al sax hanno proposto ai non numerosi presenti un jazz fluido, con tanto swing incalzante, nonostante l’assenza di strumenti a percussione. Questa incisività ritmica va a merito del pianista Francesconi che ha saputo emulare bene il cosiddetto Walkin’ bass, cioè la scansione ritmico-melodica tipica del contrabbasso. Valentini grazie a quella solida base poteva lanciarsi in improvvisazioni molto libere ma allo stesso tempo ben fraseggiate. Il suono del sax soprano era teso e graffiante, modellato sullo stile di Steve Lacy. La scelta dei brani è partita da classici del bop, Parker e Monk…, con excursus anche in Bach e Webern, per arrivare a composizioni dello stesso Valentini. Abbiamo riscontrato un limite nel sound globale, che, considerato il valore individuale dei singoli, ci si sarebbe aspettato caratterizzato da maggior fusione e più intensità espressiva. In questo senso ha forse pesato la personalità musicale ancora un po’ acerba e introversa del pianista, giustificata dalla sua giovane età e non consumata esperienza. Per giovedì 18 è previsto il concerto dei Kozmik Superfly a cui daremo spazio nella prossima edizione di QT. La manifestazione ha offerto l’occasione di ascoltare qualcosa di diverso rispetto a certe minestre propinate in ambiti più istituzionali. Ciò nonostante nessuno stimolo di curiosità ha solleticato la stampa, che ha latitato, e pure il grosso pubblico non si è fidato di un cartellone che non rievocasse il classico:” siorre e siorri, ecco a voi il grandissimo…”. Si sa che per chi canta fuori dal coro non sono mai rose e fiori, però il fatto che piova sempre sul bagnato deve convincerci ad essere rassegnati e fatalisti? No, cari. Per quanto ci riguarda continueremo a sostenere le iniziative che favoriscono il ricambio d’aria nelle sale da concerto e a non temere di infrangere il diritto di lesa maestà quando facciamo notare che il re è … nudo.

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